IV Municipio: Programma del 25 aprile 2022. Giorno della Liberazione dal nazifascismo

Commemorazione_a_Rebibbia

Programma del 25 aprile 2022 nel IV Municipio:

All’interno del Carcere di Rebibbia, nel luogo dell’eccidio.

📌 Eccidio di Pietralata all’interno del carcere di Rebibbia.

Il 23 ottobre 1943, furono trucidati dai paracadutisti tedeschi, 9 partigiani del Movimento Comunista d’Italia Bandiera Rossa che avevano assaltato la caserma del Forte Tiburtino e un ciclista che non c’entrava nulla.

📌 Assalto al Forte Tiburtino.

Il 22 ottobre 1943 una quarantina di Partigiani delle borgate romane di Pietralata e San Basilio avevano già architettato l’assalto al Forte Tiburtino, sorvegliato da sentinelle tedesche. Anche se furono colte di sorpresa, le guardie, riuscirono a dare l’allarme, così i partigiani all’interno del Forte vennero catturati dalle SS, 22 furono catturati e imprigionati. Tre scapparono e ne rimasero 19.

📌 Il processo.

I prigionieri furono portati, legati a due e due, di fronte al Tribunale militare tedesco, il processo è sommario e la sentenza prevede dieci condanne a morte, cinque alla prigionia e 4 ai lavori forzati.

📌L’esecuzione

Nel tardo pomeriggio del 23 ottobre, i non condannati a morte furono portati nei pressi di Ponte Mammolo dove furono costretti a scavare un fosso per i giustiziati. I condannati a morte, a loro volta, vennero prelevati dal luogo della detenzione e messi in ginocchio bendati davanti al fosso, scavato per loro, e gli furono sparati dei colpi alla nuca e lasciati cadere nel fossato.

Il decimo dei condannati, un ragazzo di 14 anni Guglielmo Mattiozzi, fu risparmiato a seguito di un baratto con un paracadutista tedesco, che voleva i suoi stivali in cambio della vita, e l’adolescente scelse di vivere. Quindi fu nascosto e salvato.

📌Deportazione dei sopravvissuti e il ritrovamento delle salme.

Il giovane Mattiozzi fu riportato al gruppo dei sopravvissuti e poi, trasferiti tutti a Regina Coeli.
Il 4 Gennaio del ’44, i prigionieri furono condotti in un lager, tre di loro morirono di maltrattamenti e malnutrizione. Per un periodo i tedeschi tacquero sull’eccidio, solo nel giugno del ’45, grazie a tre scampati si scoprì la verità e quindi furono riesumati i corpi degli uccisi.

Commemorazione in via del Badile (Tiburtino terzo)

Via del Peperino – Pietralata IV Municipio, Roma

Commemorazione dei martiri di Pietralata

Memorie d’inciampo:

Breve biografia di Fausto Iannotti:

Egli fu uno dei due minorenni deportati dai nazifascisti il 4 gennaio 1944.

Iannotti nacque a L’Aquila il 5 marzo 1927 da una famiglia numerosa in municipio IV, nel quartiere di Pietralata, a Roma. Iannotti partecipò, con la popolazione indigente della Borgata, all’invasione del Forte Tiburtino per fame e per necessità. Era tra i dieci sopravvissuti alla strage. Il 4 gennaio, a seguito alla comunicazione del Tribunale Militare germanico del 15 gennaio 1943, Iannotti di soli 16 anni venne immatricolato a Mauthausen il 13 gennaio 1944, con il numero 42118 rosso.

Il 28 gennaio, dello stesso anno, viene portato nel sottocampo di Ebensee, dove morì il 30 aprile 1945, a 18 anni e a pochissimi giorni dalla liberazione.

Commemorazione di Fausto Iannotti

In memoria di Caterina Martinelli

(2 Maggio 1944)

“Io non volevo che un po’ di pane per i miei bambini, non potevo sentirli piangere tutte e sei insieme”

Caterina Martinelli

Commemorazione di Caterina Martinelli – Via del badile, Roma

Caterina Martinelli era una donna povera e viveva nel quartiere di Tiburtino III, ma aveva un immenso coraggio. Consapevole dei rischi, manifestò insieme ad altri cittadini del quartiere, contro lo stato di emergenza e di fame cui la sua periferia versava.

All’indomani dell’evento del 1 maggio, il 2 maggio del ’44, una guardia della PAI (POLIZIA DELL’AFRICA ITALIANA) uccise con una fucilata Caterina Martinelli, cadde sul selciato con sei sfilatini nella borsa della spesa, una pagnotta stretta al petto con in braccio una bimba ancora lattante.

La storia di Caterina è stata tragicamente uno degli emblemi più struggenti del nazifascismo, che per il ventennio più buio; rappresentava dolore e sangue, in nome di una dittatura despota e assassina.

Commemorazione con l’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani D’Italia

Commemorazione a Casal Bertone delle tre vittime: Bianchini Virgilio, Giorgio Marincola e Zaccaria Verucci:

Bianchini Virgilio fu trucidato barbaramente dalle orde fasciste nei pressi di Narni, il 6 Maggio 1944. Abitava in uno splendido palazzo popolare, nel quartiere di Casalbertone (via de’ Cristoforis,1), con due Daini di marmo all’entrata del complesso immobiliare, allora i residenti lo chiamavano il palazzo dei Cervi confondendo la specie, di lui c’è un testamento immaginario, scritto da Diana Camerini, che ad ogni commemorazione viene interpretato.

Testamento di Virgilio Bianchini – Scritto e letto da Diana Camerini

Giorgio Marincola era un Partigiano italo-somalo che fu ucciso a 22 anni, combattendo il Nazifascismo. Nato in Somalia ed emigrato a Pizzo Calabro. Si trasferì a Roma nel 1933. Dieci anni dopo si iscrisse al Partito di Azione come Partigiano e dopo l’arresto di un compagno andò a vivere a Corchiano partecipando in sabotaggi e scontri armati.

Dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944, si arruolò nello Special Operations Executive e partì per Brindisi. Città nella quale si addestrò e il suo nome di battaglia fu Mercurio e divenne nel tempo tenente.

Il 15 settembre, durante l’attacco ad una colonna di automezzi tedeschi, venne ferito ad una gamba. A gennaio del 1945 fu messo in carcere dalle SS a Biella, con il trasferimento a Villa Schneider.

Costretto a parlare attraverso la Radio Baita, anziché elogiare il Regime fascista, esaltò la Resistenza:

“Sento la Patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… la Patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa Libertà e giustizia per i popoli del mondo. Per questo combatto gli oppressori…”

Giorgio Marincola.

La trasmissione fu interrotta e Marincola fu picchiato atrocemente per non aver eseguito gli ordini dei suoi oppressori. Così fu trasferito nel carcere “Le nuove ” di Torino e tra febbraio e marzo nel Campo di Transito di Bolzano.

Il Campo di Transito di Bolzano, dismesso dalle Autorità Germaniche il 30 aprile 1945, Marincola raggiunse Val di Fiemme, dove ancora i Partigiani subirono rappresaglie da parte dell’esercito nazista in ritirata. Egli fu ucciso dai Tedeschi il 4 maggio 1945 in un posto di blocco nei pressi di Stramentizzo.

Il Partigiano Giorgio Marincola

Zaccaria Verucci: un Partigiano dei centri sociali.

“La vita di un militante e la sua lotta possono essere dure ma mai vane”.

(Zaccaria Verucci)

“Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”

( G.Matteotti, Camera dei Deputati, 30 Maggio)

Zaccaria Verucci nasce a Norcia il 29 agosto del 1929.

Nella piccola provincia Umbra, la famiglia Verucci, si mobilita per dare rifugio ai comunisti ed anarchici pagando a caro prezzo questa scelta coraggiosa e rischiosa. Infatti, nessuno al Paese vuole avere a che fare con loro, ma molti sono solidali e clandestinamente accettano scambi di genere alimentare.

Zaccaria raccoglie ghiande e le porta in macelleria per avere qualche osso o scarti di taglio, utili per il brodo e per condire il farro.

Inerpicati sulle dure rocce vigilano i Partigiani. Intrepidi stan fermi col cuore d’acciaio ad aspettare il traditore italiano rinnegato, venduto al feroce tedesco”

Zaccaria Verucci, ricordo del Comitato Provinciale di Roma dell’Anpi – 25 aprile 2022

Nel 1944 la brigata Antonio Gramsci, sotto il comando dello Jugoslavo Svetozar LakovicToso“, che prendendo il controllo di Norcia crea una zona liberaDi Norcia e Cascia“, esperimento pilota dei Partigiani d’Italia.

Zaccaria e un suo amico si propongono come Staffette: lui ha il compito di riferire ai Partigiani sui movimenti delle truppe tedesche, dei reparti Repubblichini e sui rastrellamenti, mentre l’amico, più robusto, trasporta armi.

I partigiani a Norcia restano 9 mesi, grazie ai contadini di zona, che li aiutano a sopravvivere, riescono a sostentarsi. Dopo il ventennio tragico, fascista, la popolazione è segnata dalle ferite della resistenza, ma resta consapevole che una società migliore sta per nascere su criteri di libertà e giustizia.
Zaccaria si iscrisse alla FGCI e si trasferì a Roma. Nei primi tempi conobbe stenti e precarietà:

“Vivevo come un clandestino al giorno d’oggi, dormivo dove capitava e mangiando quando potevo”.

Egli partecipava ad ogni evento, a volte lo arrestavano e altre rispedito come migrante Interno senza residenza, per molti anni la sua vita era così ed anche sotto ricatto di espulsione, non si chinava allo sfruttamento del padrone di turno.

Negli anni ’50 venne finalmente approvata una legge che permetteva la libera circolazione dei lavoratori. Così Verucci si stabilì definitivamente a Roma, a Casal Bertone. Fece il netturbino e si attivò nel sindacato, combattendo per la giustizia sociale, la libertà, la democrazia e l’antifascismo, da militante del Partito Comunista: “Non un passo indietro”.

Dopo lo scioglimento del Partito Comunista, Verucci non avendo più la sezione a Casal Bertone, si mobilita nella piazza. Lì ci sono i “gruppettari” dei movimenti a cui, presto, lui guarda con diffidenza. Trova il suo “Habitat naturale” nei centri sociali nei quali diventa un punto di congiunzione tra tutte le anime e le culture politiche del quartiere.

Il 7 febbraio 2011 si spegne, a seguito di un male incurabile: la sua ultima battaglia che affronta senza mai lamentarsi, né chiedere nulla a nessuno e con la pena nel cuore di andarsene senza aver mai cacciato i fascisti un’altra volta:

” Ho fatto tutto quello che un militante Comunista deve fare per il Partito, senza fini personali sapendo che la lotta di un militante può essere dura ma non è mai vana. La fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la giustizia sociale, la libertà per tutti i popoli, la dignità dei lavoratori sono le cose in cui credeva mio padre ed in cui ho creduto anche io, ed in cui credo ancora. E posso dire con tranquillità che rifarei tutto”

Zaccaria Verucci – il Partigiano dei centri sociali.

Commemorazione a Casalbertone – 25 aprile 2022, IV Munic. Roma

Conclusioni:

Questa giornata dedicata al 25 Aprile è resa grazie alle istituzioni di prossimità del municipio IV, al Presidente Massimiliano Umberti, Alla Vice Presidente Annarita Leobruni, agli Assessori Maurizio Rossi(l’ideatore e l’organizzatore dell’evento) e Concetto Zanghi.

Io che ho seguito personalmente la festa del 25 Aprile, all’insegna del viaggio alla memoria sulla Resistenza, nelle nostre periferie, mi ha arricchita, raccontare e ricercare le vite dei Partigiani e delle Partigiane nel nostro territorio mi ha emozionata. Mi ha fatto sentire Italiana e antifascista.
Cantare “Bella ciao” non è obsoleto, è quanto mai attuale. Perché ogni giorno resistiamo ai disagi sociali, soprattutto nelle borgate.

Il mio obiettivo da cittadina attiva, per la mia comunità, è quello di indirizzare il Presidente Umberti e la sua squadra a creare piazze e dare servizi ai nostri giovani. Perché solo così non prendono le strade sbagliate.

Articolo di Paola Riccardi

P.S. Noi del Blog Lazio del Movimento Roosevelt la vogliamo ringraziare per il suo attivismo e i suoi articoli, per noi, così pieni di significato

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